mercoledì 21 novembre 2012

CONTRAFFAZIONI 2/ OLIO MISCELATO, COLORATO, DEODORATO...TUTTE LE SOFISTICAZIONI DELL'EXTRA VERGINE FALSAMENTE ITALIANO

Potremo rinominarlo "L’oro verde".  Di fronte a così tante frodi, è chiaro come intorno all’olio di oliva e ancor più all’extra-vergine, giri un interesse notevole da parte dei contraffattori. Le storie sono tante e variegate. La somministrazione di oli di oliva alla ristorazione in contenitori non conformi o etichettati in maniera irregolare è il minimo che si possa riscontrare nel panorama delle criticità di questo prodotto.
Miscelazioni con oli di semi o addirittura lampanti, colorazioni con la clorofilla, "deodorazioni". Tutte però hanno un comune denominatore: la contraffazione finalizzata a far credere che si tratti di olio extra vergine di qualità e ITALIANO.
Secondo L’Agenzia delle Dogane, nel 2011, l’Italia ha importato oltre 35 milioni di chilogrammi di olio esportato oltre 156 milioni, soprattutto nel Nord America. In particolare all’estero si contano numerosi casi di "italian sounding", dove il concetto di italianità rappresenta un vero e proprio strumento di marketing. La difesa dalla frodi di questo prodotto assume pertanto una elevata rilevanza sia dal punto di vista di tutela della salute del consumatore, della qualità che della onestà di tanti produttori italiani.
Una frode che ha creato molto clamore è la cosiddetta"deodorazione". E il virgolettato è d’obbligo. La "deodorazione" non ha niente a che fare con l’aggiunta di un deodorante o altre sostanze all’olio. Si tratta, in realtà, di una operazione di rettifica per allontanare le sostanze volatili aventi cattivo odore e avviene tramite distillazione in corrente di vapore, sottovuoto e alla temperatura di circa 200° C5. Si tratta di un procedimento applicato a olive mal conservate e trattate con metodologie assenti in Italia, ma molto diffuse in altri paesi. La presenza di alti livelli alchil esteri potrebbe, quindi, essere un indicatore della falsa origine italiana delle olive. Contro questa pratica esiste un nuovo strumento di lotta: il Reg. Ue 61/2011 che introduce un nuovo metodo di valutazione degli oli d’oliva e degli oli di sansa d’oliva.

- Nel febbraio 2011 il Nucleo Agroalimentare Forestale di Roma del Corpo forestale, a seguito di una lunga indagine iniziata nel settembre del 2010, ha riscontrato, presso diversi stabilimenti  di, ha riscontrato, presso diversi stabilimenti di confezionamento a Firenze, Reggio Emilia, Genova e Pavia documenti di trasporto falsificati utilizzati per regolarizzare una partita di 450 mila chilogrammi di olio extravergine di oliva destinata ad essere commercializzata, per un valore di circa 4 milioni di euro. L’ipotesi degli investigatori era che i documenti siano stati contraffatti per ingannare sulla vera natura del prodotto che, secondo la Procura di Firenze, conterrebbe olio di oliva deodorato, di bassa qualità e dal valore commerciale tre volte inferiore a quello etichettato come extravergine.
Questo può essere definito come il primo grande maxi sequestro di olio deodorato.

- Nell’agosto 2011 altri 9.000 litri di olio di oliva "deodorato" proveniente dalla Spagna e dalla Grecia sono stati sequestrati invece dal Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari.
La "deodorazione" è solo una delle alchimie dell’olio. Forse la più nuova. Non mancano, infatti, le classiche, come le miscelazioni con oli di qualità inferiori e le "colorazioni".

- Fortunati, quindi, i clienti di alcuni ristoratori toscani a cui era destinato "olio extravergine di oliva" che in realtà era composto da una miscela di olio di semi con aggiunta di clorofilla .
E magari, gli ignari cittadini seduti al tavolo avrebbero pensato che si fosse trattato di olio italiano, o per giunta toscano. Così non è stato. Per fortuna. Perché i NAS sequestrarono quel prodotto nel giugno 2011.

- Spudoratamente "100% italiano" erano invece i 38.501,52 quintali di olio extravergine di oliva
sequestrati dal Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF),   in collaborazione con la Guardia di Finanza di Siena, a giugno 2012. In realtà il prodotto era ottenuto dalla miscelazione di prodotti di origine spagnola e greca, venduto a numerose ditte imbottigliatrici ad un prezzo assolutamente in linea con le aspettative del mercato nazionale.

Meno male che ci sono i controlli. Questo è certo. E meno male che anche le istituzioni e la normativa si adegui alle nuove forme di alchimia dell’oro verde. Dopo il successo ottenuto con il Regolamento 182 del 2009 (che prevede l'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle olive impiegate per produrre l'olio vergine ed extravergine di oliva in tutta la Comunità Ue), il 2011 lo ricorderemo per il già citato Regolamento 61 sugli alchil esteri.
Attualmente è in discussione il disegno di legge 3211 recante "Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini",  che nasce proprio dall’esigenza di ostacolare la commissione di attività fraudolente e pratiche commerciali scorrette nell’ambito della filiera degli oli di oliva vergini. Tra le novità principali proprio un limite inferiore di alchil esteri a quello previsto dal Reg. 61/2011 (25/30 mg/kg) per gli oli 100% italiani e l’estensione dell’applicazione di più rigorose disposizioni penali a tutela del commercio nelle ipotesi di fallace indicazione nell’uso del marchio, quando abbia per oggetto oli di oliva vergini.
di Silvia Biasotto.
Fonte: Contraffazioni e truffe "Italia a tavola 2012" IX rapporto sulla sicurezza alimentare del
MDC e Lega Ambiente. 

NEWS: OPERAZIONI A TUTELA DELLA MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA DOP

La mozzarella non trova pace Dop o non Dop. Di bufala o meno, ogni anno i giornali si riempiono di brutte storie di frodi di questo prodotto tra i simboli dell’Italia come della cucina mediterranea. Il 2008 fu l’anno delle mozzarelle di bufala alla diossina. Un episodio doloroso a cui si aggiunse la triste storia del 2009 nel Casertano delle bufale dopate con la somatotropina, ormone della crescita impiegato per produrre più latte e con effetti cancerogeni sull’uomo. E sempre nel 2009 il Consorzio di tutela venne commissariato dopo che il presidente, l'imprenditore Luigi Chianese, venne sorpreso ad annacquare il latte.
Nel 2010 si diede il via alle cd "mozzarelle blu". Non di bufala, ma agli occhi dei consumatori sempre di mozzarella si tratta. Gli italiani hanno così conosciuto il famoso batterio Pseudomonas Fluorescens. Non pericoloso per la salute, ma che rende le mozzarelle non commestibili.
E poi ci sono le contraffazioni che colpiscono colpiscono soprattutto il marchio Dop della bufala campana. I casi riportati nel rapporto Italia a Tavola raccontano soprattutto di mozzarelle di bufala falsamente qualificate a denominazione, principalmente perché la materia prima, ovvero il latte, risulta contraffatto in merito alla sua origine o natura.
Ricordiamo come il Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari – Nuclei Antifrodi ha eseguito nel 2010 controlli straordinari allorquando, su sollecitazione delle stesse organizzazioni di produttori, è stato necessario monitorare con particolare attenzione la filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP in relazione alle segnalazioni di possibili inserimenti nella filiera di pratiche non conformi al disciplinare di produzione.

Fonte: Nac

- Il 16 marzo 2011 il personale dei Comandi provinciali di Benevento, Campobasso e Caserta del Corpo forestale dello Stato hanno sequestrato oltre un quintale di mozzarella di latte di bufala contraffatta, messa in vendita e spacciata per Mozzarella di Bufala Campana DOP. Uno dei lotti, posto sottosequestro, è risultato essere stato confezionato con latte di bufala proveniente da allevamenti delle zone di Milano e Novara quindi non appartenenti quindi all’areale di produzione del latte ammesso per la Mozzarella diBufala Campana Dop.

- Il 22 dicembre 2011 i militari del NAC di Salerno hanno bloccato invece 2.000 kg di latte di bufala, deiquali non veniva rinvenuta idonea documentazione attestante la tracciabilità. Da segnalare, a settembre 2011, l’operazione del Corpo Forestale ITALIAMO: 14 persone indagate, 3 regioni e 6 province coinvolte, 30mila confezioni di mozzarella sequestrate. Gli uomini del Corpo hanno infatti scoperto documentazione relativa ai 465.800 chilogrammi di latte per la produzione di mozzarelle a marchio italiano ma prodotte anche con latte di origine francese, belga e lussemburghese.
A casi come quelli descritti si aggiunge il fenomeno dell’italian sounding che, come per molti altri prodotti simbolo del buon Made in Italy italiano, maschera la frode sotto nomi di fantasia e italianeggianti come la "buffalo mozzarella".

In questo caso si tratta di prodotti italiani ma che non rientrano nel disciplinare della Dop e non hanno, quindi, le caratteristiche del prodotto certificato. Difficile per il consumatore straniero percepirne le differenze in termini di qualità, legame col territorio e prezzo.
Lo scenario è quello di un prodotto simbolo della qualità alimentare e del territorio italiani posto sotto assedio dai contraffattori. Si tratta di un grave danno alla salute dei consumatori (in alcuni casi), al mercato e ai produttori onesti, e all’immagine del nostro Paese. Vale la pena ricordare che la mozzarella di bufala ha ottenuto il riconoscimento nazionale nel 1993 e quello europeo nel 1996. Secondo quanto riportato nella "Relazione sulla contraffazione nel settore agroalimentare 2011" il volume di affari del comparto è pari a 500 milioni di euro al consumo e a circa 300 milioni alla produzione. L’esportazione ammonta al 20 per cento circa del prodotto. Tra le Dop del Belpaese si posiziona al quinto posto tra i primi dieci prodotti per fatturato alla produzione valore che nel 2010 ammontava a 290 milioni di euro.
di Silvia Biasotto

Fonte: "Contraffazioni e truffe "Italia a Tavola 2012",

martedì 13 novembre 2012

NEWS: LE FAMIGLIE ITALIANE & IL VINO, ITALIANITA' E MARCHI DI DENOMINAZIONI

E' vero che il vino italiano, oggi, prospera grazie all’export (a +7% nei primi 6 mesi 2012 sul 2011), che riesce ancora a compensare il calo dei consumi interni.
Lo dimostra il fatto che il fatturato complessivo delle cantine del Belpaese, dal 2005 al 2011, è cresciuto del 26%, soprattutto grazie alle esportazioni,
a +47%.

Ma il mercato interno è imprescindibile, vale ancora la metà del fatturato complessivo (sugli 8 miliardi di euro nel 2011, dati Istat). Ecco perché è importante conoscerne le dinamiche di oggi.
E,
dall’analisi di WineNews sui dati nazionali della ricerca "I consumatori italiani e l’agroalimentare. Il caso dell’Emilia Romagna", curata da Denis Pantini di Nomisma per "Enologica" (16-19 novembre, Faenza) su oltre 800 responsabili della spesa delle famiglie italiane (6 su 10 sono donne, ndr), per esempio, emerge che il primo criterio di scelta indicato da chi compra vino lungo lo stivale, sia proprio l’italianità del prodotto (26%), seguito, con il 23,8% dalla presenza di marchio Dop (Doc e Docg) e Igp (Igt), e dalla provenienza da una regione specifica (16,4%). Importanti anche "aspetto" (gusto, profumo, colore e sapore), per il 12,4%, e la marca del produttore (10,4%): molto meno, a dispetto di quanto si pensa, le promozioni, il consiglio del negoziante e il basso costo, indicati da meno di un intervistato su 3.
E se la Regione più apprezzata per i prodotti alimentari è l’Emilia Romagna (20,3%), seguita da Campania (10,7%), Sicilia, (9,3%), Toscana e Puglia (8,7%) con tutte le altre sotto il 5%, nel vino Piemonte (14,4%) e Toscana (12,6%) primeggiano nel gradimento dei consumatori (come, per altro, accade nelle più importanti guide del vino, ndr). Sulle tavole quotidiane degli italiani, poi, i vini preferiti, per la ricerca, arrivano da Sicilia (9,8%), Veneto (8,9%), Puglia (7,8%), Emilia Romagna (6%), Friuli Venezia Giulia (5,7%) e Trentino Alto Adige (5,5%). E poi, a seguire, dal 4% in giù, nell’ordine, da Sardegna, Abruzzo, Lombardia, Marche, Lazio, Calabria, Liguria, Basilicata, Umbria, Molise e Valle d’Aosta.

Fonte: winenews.it del 13/11/2012

venerdì 9 novembre 2012

NEWS: SAN MARTINO IN CANTINA TRA ITALIA E EUROPA

Fare festa, si, ma anche ringraziare la terra per l’ultimo raccolto, e riflettere su un modo diverso di vivere le esperienze in vigna e nei campi: ecco lo spirito di "San Martino in Cantina", come spiega a www.winenews.tv la presidente del Movimento Turismo del Vino, Daniela Mastroberardino.
Un
"capodanno del vino" che, l’11 novembre, sarà festeggiato, dal Nord al Sud del Belpaese nelle cantine del movimento (www.movimentoturismovino.it).
Qualche idea su dove andare? Nel Monferrato d’Asti, in Piemonte, il "Crotin", caratteristica cantina sotterranea scavata nel tufo (Ferraris), fa da scenario a degustazioni e ad un museo con antichi strumenti, mentre a San Marzano Oliveto si va a passo fra i
vigneti per la semina a mano del sovescio (Carussin).
E se in provincia di Novara si degusta il "San Martino" rosato, creato apposta dall’ultima vendemmia per la festa di novembre (Valle Roncati), nei pressi di Cuneo si assaggia il vino novello abbinato al cioccolato piccante (Terre Da Vino). In Valtellina (Lombardia), sul dosso del Maroggia, si va a spasso tra i suggestivi vigneti terrazzati e le "involt", cantine con soffitta a volta (Sesterzio). Pranzi con il vignaiolo in Lombardia (Guerci), dove sono previste attività anche per i più piccoli, dalla gara di pigiatura con i piedi (cantina di Quistello) ai laboratori di cucina a ritmo di filastrocche gastronomiche (Pietrasanta). In Veneto, oltre alle visite in tante cantine, si potranno visitare le grotte di affinamento dei vini di Monte Fasolo, o l’enomuseo con oggetti d’arte da Ca’ Rugate (11 novembre). In Sicilia, ancora, tante iniziative, dallo show cooking dal vivo al laboratorio di analisi sensoriale con l’enogastronomo (Marchesi de Gregorio), fino al tour negli
uliveti secolari (Alessandro di Camporeale). Ma l’11 novembre 2012, in onore alla "vocazione" internazionale di San Martino di Tours, celebrato in tutta Europa, sarà anche la "Giornata Europea dell’Enoturismo", promossa da Recevin, la rete che unisce le Città del Vino di tutta Europa, dalla Spagna al Portogallo, dalla Francia all’Italia.
Con l’enoturismo (che in Italia vale 5 miliardi di euro) che anche questa volta animerà con tanti eventi tutto il Belpaese (www.terredelvino.net).

martedì 30 ottobre 2012

NEWS: SLOW FOOD, UNA LOBBY VIRTUOSA PER IL DIRITTO AL CIBO

Slow Food, senza mai rinnegare l’importanza del diritto al piacere legato al cibo, si è trasformato in soggetto politico, esattamente come le comunità del cibo di Terra Madre, che si caratterizzano per intelligenza affettiva e austera anarchia e che, grazie alla rete che le unisce, possono far valere i loro diritti.
Emerge dal Congresso mondiale di Slow Food n. 6, andato in scena al Salone del Gusto e Terra Madre di Torino. Di fronte ai 650 delegati da 95 Paesi del mondo, è stato il presidente di Slow Food, Carlo Petrini, confermato proprio oggi presidente internazionale dell’associazione, a fare il punto sulla cultura alimentare di oggi e le sfide da vincere domani: "è interessante che in un periodo di crisi come quello attuale, il cibo sia relegato nell’opprimente contesto ludico della tv.
Questa non è gastronomia, è pornografia alimentare. Il cibo ha perso valore, è diventato merce. Occorre invece tornare a un approccio olistico, e per fare questo bisogna ascoltare le quattro categorie da cui possiamo imparare tanto e che invece sono relegate ai margini della società: donne, anziani, contadini, indigeni".
Parole cui hanno fatto eco quelle di padre Zanotelli, l’ex missionario che oggi opera a Napoli: "non aspettiamoci più nulla dall’alto, adesso tocca a noi. L’economia di uguaglianza, l’equa distribuzione dei beni, sono valori presenti nella religione ebraica come in quella cristiana e il fatto che solo adesso si parli di diritto al cibo è scandaloso. La politica finora ha fallito perché in balìa dei potentati economici, delle multinazionali. Nella guerra contro i poveri, ha vinto la finanza.
La povertà è creata, la fame è voluta: le persone non muoiono di fame, vengono ammazzate di fame. Nel mondo si spendono 1.740 miliardi di dollari l’anno in armamenti per proteggere cosa? L’attuale sistema di vita". Lo stesso che consente la pratica del land grabbing, soprattutto in Africa: Governi e multinazionali che acquistano grandi terreni per produrre biocarburanti e alimenti destinati esclusivamente all’esportazione. Se Slow Food e Terra Madre riuscissero a riunire soggetti diversi legati da una visione comune, tutti insieme potrebbero spingere per cambiare le cose come una sorta di "lobby virtuosa".

Fonte: winenews.it del 29/10/2012

sabato 27 ottobre 2012

NEWS: CREATIVITA' + TERRITORIO = LAVORO

Creare 100.000 posti di lavoro in tre anni? Non è un sogno, ma una possibilità che nasce dall’incontro tra creatività e territorio, un connubio capace di far nascere mestieri nuovi da saperi antichi.
Qualche esempio? Innanzitutto il "Sommelier della frutta", una figura professionale, nata grazie ad Onafrut della Coldiretti, che si propone di insegnare alle nuove generazioni e non a riconoscere varietà, grado di maturazione, sapore, colore, origine e profumo di mele, pere, pesche e tanto altro.
Poi, grazie al boom degli orti in città, si aprono nuove possibilità per i "personal trainer della zappa", che offrono assistenza a domicilio a chiunque voglia provare la soddisfazione di produrre pomodori ed insalata sul proprio terrazzo.
E ancora, l’"agrigelataio", perché produrre latte non vuol dire solo fare formaggio, ma anche farlo incontrare con la frutta dell’azienda e dar vita ad un gelato da leccarsi i baffi. Ma nuove possibilità arrivano anche dall’inarrestabile passione degli italiani per la birra, che nasce da produzioni tipiche come grano, farro e castagne. Senza dimenticare le infinite opportunità offerte dal web, tra community, blog, social, app dedicate al wine & food.


Fonte: winenews.it del 26/10/2012

mercoledì 24 ottobre 2012

NEWS: FRANCIA & ITALIA AL TOP PER I DISTRIBUTORI

In un mercato sempre più competitivo come quello del vino, la concorrenza del "Nuovo Mondo" enoico (Stati Uniti, Sudafrica, Australia, Argentina e Cile) agli storici produttori europei è sempre più agguerrita, ed oggi un distributore del settore ha in portafoglio etichette di almeno 8 Paesi diversi.
Eppure, il prestigio e l’immagine dei vini di Francia, Italia e Spagna è in continuo miglioramento, così come quella di Argentina e Sudafrica, mentre l’Australia perde ammiratori.
Ma quali sono i punti di forza dei diversi Paesi? Francia ed Italia, nell’immaginario dei distributori sentiti dall’istituto francese Sopexa, hanno un profilo simile: vini da grandi occasioni, un’offerta ampia, buona immagine del Paese, costanza nella qualità, buone relazioni con i fornitori e disponibilità in termini quantitativi, mentre la Spagna è apprezzata soprattutto per l’attrattività dei prezzi, per l’offerta di vini da tutti i giorni, sia facili che da grandi occasioni.
Dall’altra parte dell’oceano, il profilo dei vini statunitensi è molto simile a quello francese, anche se di un livello inferiore sotto ogni punto di vista, eccetto l’innovazione, mentre Cile, Argentina, Sudafrica e Australia, invece, ricalcano l’immagine della Spagna.

Fonte: winenews.it 23/10/2012

giovedì 18 ottobre 2012

NEWS: TARTUFO PATRIMONIO UNESCO?

Che il prelibato tartufo, con i suoi profumi e sapori, e con il suo valore economico (fino a 4.000 euro al chilo), sia un patrimonio, nessuno può metterlo in dubbio.
Ma ora c’è chi vuole andare oltre: due delle patrie nobili del "tuber magnatum pico", San Giovanni d’Asso, in Toscana, ed Alba, in Piemonte, in rappresentanza di tutti i territori più importanti per il tartufo italiano (da Acqualagna nelle Marche a Norcia, in Umbria, a San Miniato, ancora in Toscana, per citare le più celebri), firmeranno, il 20 ottobre nella cittadina piemontese, un Protocollo d’Intesa per la candidatura della Cultura del Tartufo a "Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco".
Difficile credere che la Commissione, inebriata dai profumi del tartufo, non dia prima o poi il suo parere positivo ...

Fonte: winenews.it

lunedì 15 ottobre 2012

NEWS: CIBO & EROS IN CUCINA






 





















Il vero nido d’amore? Non più la camera da letto, ma la cucina, luogo di complicità e di seduzione per 7 esperti su 10 tra sessuologi, chef stellati e psicologi intervistati da Polli Cooking Lab, dove tra pentole, fornelli e cibi afrodisiaci, si accende o riaccende la passione e aumenta il feeling di coppia, specie se ai fornelli c’è lui, che, però, deve stupire, coinvolgere in un gioco di seduzione e stimolare tutti i sensi di lei.
Più intima (65%), con più libertà di far ciò che si vuole (61%) e di "giocare" (58%), con la crisi, gli italiani riscoprono il piacere di stare in casa e cucinare, soprattutto nei giorni festivi, quando si raggiunge il record di oltre un’ora davanti ai fornelli ...



mercoledì 10 ottobre 2012

NEWS: CUCINA ITALIANA, LA PIU' AMATA E LA PIU' "TRADITA".

Mentre i mercati internazionali sono sempre più invasi da falso Parmigiano Reggiano o Grana Padano, da altrettanti falsi Prosciutti di Parma o di San Daniele sale alla ribalta una nuova forma di imitazione del made in Italy alimentare: il tradimento della ricetta originale.
Emerge da un’indagine dell’Accademia Italiana della Cucina, tra le 74 delegazioni estere da quasi sessant’anni impegnate in 40 Paesi stranieri, nella lotta al falso alimentare che colpisce, oltre ai prodotti, anche e soprattutto le ricette, molto spesso ben diverse rispetto alle "originali" italiane. La ricerca lascia poco spazio al dubbio: nel 60% dei casi la cucina italiana, all’estero, è realizzata in modo "non molto corretto" o addirittura "maldestro".
E solo nel 40% dei casi risulta "ben interpretata". Questo accade anche perché quasi la metà (47%) dei cuochi che operano nei ristoranti italiani all’estero non sono italiani (scopriamo che sono in maggioranza australiani e messicani) e solo una piccola parte (9%) di questi ha seguito scuole, stage o tirocini nel nostro Paese. Il piatto della tradizione italiana maggiormente tradito nei ristoranti italiani all’estero?
Al primo posto c’è la pizza e, a seguire il tiramisù, le lasagne, le scaloppine di vitello e la pasta al ragù. Tra le ricette più "abusate" spiccano numerosi piatti tipici regionali, in primis gli spaghetti alla bolognese, i ravioli, gli spaghetti alle vongole, l’ossobuco e i saltimbocca alla romana. Ma il rovescio positivo della medaglia è che la cucina italiana è la più imitata e "tradita" anche perché è la preferita per il 68% dei Paesi stranieri monitorati, seguita, a sorpresa, dalla cucina cinese (40%), dalla francese (38%) e dalla giapponese (17%). Un vero e proprio smacco per i cugini d’oltralpe. E
 la gastronomia italiana  viene apprezzata all’estero in primo luogo perché considerata una cucina dai sapori eccellenti (85%); poi perché capace di trasformare il pasto in un vero e proprio rito collettivo (34%); infine per il suo aspetto salutistico, legato al suo essere cucina mediterranea e quindi sana (31%).
Con un’immagine molto migliorata negli ultimi anni: "ottima" nel 57% e "buona" nel 43% dei casi. Le città con più ristoranti italiani? Melbourne con più di 1.000, seguita da Sidney, New York e Montreal con 500.

Fonte: winenews.it

martedì 9 ottobre 2012

NEWS: LEGGI E TECNOLOGIA A DIFESA DEL MADE IN ITALY

QR-code
Che valore ha l’unicità di un prodotto? Vale la pena sforzarsi di creare un bene originale, che ha un suo mercato, se poi si va incontro al rischio di essere "pseudo-copiati"? Ovviamente sì, ed ecco perché è necessario che la lotta alla contraffazione faccia ulteriori passi avanti, non solo nelle leggi, ma anche nella tecnologia, per garantire l’originalità del prodotto.
Lo ha detto anche il presidente del Consiglio Mario Monti: "la contraffazione del made in Italy a tavola vale 50 miliardi di euro all’anno". E così, per le aziende del wine & food italiano, è sempre più importante investire anche in sistemi anti-falso.
Aggiornandosi costantemente, perché la ricerca in materia è continua e a caccia di soluzioni via via più efficaci. Un caso italiano di eccellenza, in questo senso, è la Modulgraf, l’azienda di Castelfranco di Sotto (Pisa) produttrice di stampati commerciali, che, con la collaborazione della Esa Automazioni, ha studiato il progetto "Sono".
Un pacchetto "all-in-one", soprattutto per le cantine, che comprende etichette stampate con numero QR-code, un programma software avanzato per la gestione logistica e
la tracciabilità, la strumentazione per la lettura dei codici, l’eventuale aggiornamento del sito web e la possibilità di modificare la linea d’imbottigliamento per la gestione automatizzata del sistema.

In parole semplici, il QR-code stampato nelle etichette può essere letto da un semplice smartphone ed è in grado di inviare in tempo reale il codice della bottiglia al servizio clienti per capire all’istante se il vino è originale o falso, accedere alle informazioni sulla filiera, tracciarne la provenienza ed essere a conoscenza dei dati sensibili che il produttore avrà immesso nella banca dati.
Una tecnologia che non solo non è antagonista con il sistema Rfid in radiofrequenza (un piccolo chip elettronico incorporato nel retro etichetta della bottiglia, sulla scatola o cartone che la contiene, a cui viene associato un numero identificativo unico e collegato al congegno elettronico presente nella linea di etichettatura), già adottato da molti wine merchant di Bordeaux o da cantine di vini top come Tenuta dell’Ornellaia, ma può esserne addirittura alleata.
Perché la lotta alla contraffazione non è mai abbastanza.

Fonte: winenews.it

lunedì 8 ottobre 2012

NEWS: RISTORANTI GAMBERO ROSSO, UN TRIO AL TOP

Massimo Bottura (Osteria Francescana di Modena), Heinz Beck (La Pergola del Rome Cavalieri) e Gianfranco Vissani (Vissani di Baschi): ecco il top della cucina del Belpaese per "I Ristoranti d’Italia" 2013 del Gambero Rosso, che ha assegnato al tris di chef il punteggio più alto tra le "Tre Forchette" (da 90/100 in poi, 21 in totale) e cioè 95/100.
A seguire, con 94/100 il Don Alfonso della famiglia Iaccarino (Sant’Agata sui Due Golfi) e Villa Crespi a Orta San Giulio (Novara). Tre le new entry nelle "Tre Forchette", Ilario Vinciguerra Restaurant a Gallarate (Varese), Il Povero Diavolo a Torriana (Rimini) e Da Vittorio a Brusaporto (Bergamo). Escono, invece, dal club dei migliori, il Combal.Zero di Rivoli (Torino), Da Caino a Montemerano (Grosseto), La Gazza Ladra dell’Hotel Palazzo Failla Modica (Ragusa) e La Stua de Michil dell’Hotel la Perla Corsara in Badia Corsara  (Bolzano).
Curiosità 2013? I "Tre Spicchi" alle migliori pizzerie (La Fucina e Sforno a Roma, I Tigli a San Bonifacio di Verona e l’Antica Osteria Pepe a Caiazzo, Caserta), i "Tre Mappamondi" al miglior locale etnico, il giapponese Iyo di Milano, e i "Tre Boccali" alla migliore birreria, Casa Baladin a Piozzo (Cuneo).

Fonte: winenews.it

venerdì 5 ottobre 2012

NEWS: TUTTO IL VINO ITALIANO SULLA VIA DELL'UNESCO

Il vino è, senza dubbio, un "patrimonio dell’umanità". In termini di piacere, storia, economia e cultura. Almeno in via "informale". Ma ci sono territori enoici che già sono, anche ufficialmente, Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. Come la Val d’Orcia, in Toscana, con Montalcino, patria del Brunello, San Gimignano con la sua Vernaccia, ma anche la Val di Noto in Sicilia, terra di città Barocche ma anche di tanti importanti vini dell’Isola, o Castel del Monte, in Puglia, con i vigneti ai piedi del celebre castello di Federico.
II "racchiusi" dall’omonima Doc, per citare i casi più celebri. Ma tanti sono i territori enoici, nella "tentativ list" italiana all’Unesco che cercano la candidatura, facendo leva sul legame con Bacco, come le Langhe, Roero e Monferrato (la cui candidatura è già rimanda ufficialmente al 2013), dove nascono Barolo, Barbaresco e altri grandi vini piemontesi, o come la Valtellina, terra dello Sfurzat, tra gli altri, che si propongono proprio come "Paesaggi viticoli".
O come le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, indissolubilmente legate alle celeberrime bollicine. Ma tante sono anche le zone che, pur non richiamandosi direttamente a Bacco, hanno nella viticoltura elementi fondamentali della loro storia, cultura e patrimonio paesaggistico. Come l’Etna, uno dei territori emergenti del Belpaese, dove una delegazione Unesco è in visita in questi giorni, ed incontrerà anche i produttori di vino del vulcano.
Ma, scorrendo la lista, c’è Orvieto, perla architettonica dell’Umbria, nelle cui campagne nasce l’Orvieto Doc, o la Valle del fiume Aniene, nel Lazio, le cui acque bagnano le terre del Cesanese di Affile Doc. E ancora il Salento, in Puglia, dove a modellare il paesaggio e l’economia sono anche i vigneti di Negroamaro e Primitivo, così come nelle Murge di Altamura. E in Sardegna, nel Sulcis Iglesiente, dove nasce, tra gli altri (in provincia di Cagliari), il Carignano del Sulcis.
Ma per sapere chi ce la farà bisognerà aspettare mesi, se non anni. Intanto, coscienti che un eventuale "no" oggi può trasformarsi in un "sì" domani, non resta che ingannare l’attesa con un buon bicchiere di vino. Che, nei fatti, è già un importante e piacevolissimo patrimonio dell’umanità.

Fonte: winenews.it

lunedì 1 ottobre 2012

NEWS: OSTERIE D'ITALIA 2013, UNA RISPOSTA ALLA CRISI

In libreria, on line e sui telefonini. Guarda sempre piu' alle community web 'Osterie d'Italia 2013', 22/ma edizione della guida di Slow Food che fotografa 1713 locali del ''mangiarbere all'italiana'' dove, con una spesa sotto i 35 euro, vincono la qualita' dell'accoglienza delle osterie che ''sempre piu' stanno diventando i luoghi di educazione alimentare'', l'attenzione ai prodotti locali e alle tradizioni, e il rapporto qualita'-prezzo. E sono 231 i locali, come annunciato a Roma dai curatori Marco Bolasco e Eugenio Signoroni, selezionati e premiati dalla 'Chiocciola', simbolo dell'associazione di Bra.

Anche quest'anno e' il Piemonte a registrare il piu' alto numero dei locali chiocciolati (24), seguito da Toscana e Veneto (23), Lombardia (20), Campania (19), Lazio (16), Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia (13), Puglia e Sicilia (11), Liguria (9), Trentino (7), Abruzzo, Alto Adige e Marche (6), Basilicata e Sardegna (5), Calabria e Umbria (4), Canton Ticino (3), Molise (2), e Valle D'Aosta (1). Segnalazione particolare e' riservata ai locali accessibili ai disabili e a quelli che aderiscono al progetto Alimentazione Fuori Casa dell'Associazione Italiana Celiachia.

''Moltissime osterie - ha sottolineato il presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese - resistono in territori marginali, a dimostrazione che l'Italia ha un'economia di piccola scala fondata su valori e memorie di territorio non delocalizzabili.

Ed e' questa economia dei territori la risposta alla crisi. Chi vorra' conoscere osterie e presidi Slow Food dovra' venire sui territori''. Ottimismo e' stato espresso anche da Bolasco, direttore editoriale Slow Food Editore e curatore di Osterie d'Italia: ''Bene il ricambio generazionale nel settore, da giovani arrivano storie appettitose che mettono in luce la voglia di fare questo lavoro, peraltro tornato in auge''.

Dimostra di crederci anche Nicola Farinetti, volto giovane della famiglia fondatrice di Eataly: ''vedo molta fortuna - ha detto nelle osterie - perche' offrono una qualita' informale che non spaventa chi deve entrare nei pubblici esercizi. C'e' tanta creativita' legata al territorio e questo puo' essere un movimento trainante, basti pensare ai tanti che tra le tante bellezze della Costiera Amalfitana scelgono Cetara per la colatura di alici''.

Osterie d'Italia e' gia' in libreria, mentre l'applicazione Iphone e' scaricabile dall'App Store. ''Dopo il successo dell'applicazione lo scorso anno, con 12mila download di cui 2mila dall'estero, stiamo pensando - ha detto Signoroni - alla versione in inglese, mentre, grazie all'aiuto di Samsung, al Salone del Gusto-Terra Madre verra' presentata la guida per il mondo Android''
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Fonte: www.ansa.it/terra&gusto.it

giovedì 27 settembre 2012

NEWS: MESSI, VINO & TANGO

Non lontano da San Siro, "la Scala del Calcio", dove il fenomeno del pallone mondiale Leo Messi sarebbe indiscusso protagonista, sarà invece il "suo" vino sotto i riflettori.
Il "Leo Malbec", prodotto dalla Bodega Valentin Bianchi, dedicato al 3 volte pallone d’oro, sarà tra i must de "I vini argentini incontrano il Tango", organizzato da Onav Lombardia (il 15 ottobre a Milano nello showroom JVstore di Jannelli&Volpi).
Un viaggio sensoriale di Onav tra i sapori dell’America Latina, tra musiche, e vini, tra cui quello del campione argentino del Barcellona, che grazie ai vini che portano il suo nome raccoglie fondi per la sua Fondazione, impegnata nella cura delle malattie infantili.

Fonte: www.winenews.it

lunedì 24 settembre 2012

NEWS: LA CRISI IN TAVOLA SI SENTE. MA NON TRA I WINE LOVERS CHE, IN CONTROTENDENZA, NON TAGLIANO I CONSUMI

La crisi c’è, anche in tavola. Ma se da un lato ha cambiato le abitudini e i consumi alimentari degli italiani, sembra non aver toccato il portafoglio degli appassionati del wine & food.
Da un’indagine delle associazioni dei consumatori italiane (Associazione Consumatori Utenti, Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Codici,  Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori e Comitas), gli italiani "hanno sensibilmente ridotto i consumi di vino, dolciumi e carne rossa, e hanno incrementato quelli di pollame, farinacei e ortofrutta". Ma la musica cambia se dal consumatore "normale" si passa ai wine lover: per il 71% dei 1.101 enonauti che hanno risposto al sondaggio WineNews-Vinitaly, il budget mensile per la spesa agroalimentare è rimasto invariato sul 2011, ed il 66% dichiara di non aver diminuito la "voce" vino nel carrello della spesa.
Che per il 43% degli amanti del buon bere, incide dal 5 al 10% sul budget medio mensile destinato alla tavola, che, per 1 su 2, va dai 400 ai 600 euro all’anno (ma c’è anche un 20% che arriva fino a 1.000 euro, ed un 35% che arriva a 400 euro).
E anche in tempi di austerity e "spending review", si cerca di non rinunciare ad un po’ di sano edonismo, tanto che il "100%" dei wine lovers si concede almeno un "piccolo lusso" enogastronomico, e il must è il più semplice e tradizionale dei "riti": stappare una buona bottiglia con gli amici (indicato dal 30% delle risposte), a conferma di quanto la convivialità e lo stare insieme siano importanti quando si parla di vino.
Subito dopo, con il 28%, la cena in un buon ristorante, seguita dall’acquisto di una buona bottiglia (24%); il 10% non rinuncia ad un tour enoturistico ed il 5% indica sagre e feste popolari, mentre il 3% dichiara di non poter rinunciare a comprare prodotti di qualità e chicche gastronomiche da consumare a casa. Perché, anche in tempo di crisi, al piacere non si rinuncia (o lo si fa il meno possibile) ...

giovedì 20 settembre 2012

NEWS: EATALY A ISTANBUL, "DOVE TUTTO EBBE INIZIO"

Oscar Farinetti fondatore di Eataly
Farinetti si è fermato a Istanbul, l’antica Costantinopoli, città che più di ogni altra unisce Oriente e Occidente. E lì, con Eataly, vuole ritornare "per chiudere il cerchio. "Era il 1997, ero al Gran Bazaar della città: è lì che mi è venuta l’idea di Eataly, ed è lì che, nel 2013, apriremo un punto vendita da 6.000 metri quadrati". Così Oscar Farinetti "confessa" a WineNews il futuro della sua creatura, che oggi conta 20 store tra estero, "da New York, il più grande, che da solo fattura 80 milioni di dollari all’anno, a Tokio", dice Farinetti, e Italia, dove il n. 9, e più importante nel Paese, ha aperto pochi mesi fa a Roma, e dove sono in programma altre "tappe".
Come Firenze, "all’ex libreria Martelli, vicino al Duomo - dice Farinetti - poi a Bari, nell’ala monumentale della Fiera del Levante. E, ancora, a Milano, al Teatro Smeraldo, a Piacenza, e poi, nel 2014, a Verona. E all’estero apriremo a Chicago e in altre città degli States, a Toronto, in Canada, e a San Paolo, in Brasile". Un colosso da oltre 200 milioni di euro all’anno, che non vuole essere solo business, ma anche motore di una nuova rivoluzione del cibo.
"Nascerà una sorta di "disciplinare di Eataly" per chi vuole essere presente negli store. Un cappello su tutti i prodotti che dice: no concimi chimici, no diserbanti, e così via. E varrà per vino, olive, grano duro per la pasta, e via dicendo. Per poi scendere nei dettagli: sul vino, ad esempio, vorremmo che il massimo dei solfiti utilizzati fosse la metà di quelli consentiti dalla legge". Concetto che è alla base di "Vino Libero", che mira anche a correggere qualche "stortura" della filiera: "ci sono troppi soggetti che ci guadagnano, con vini che poi arrivano allo scaffale a prezzi esagerati. E non solo in Italia.
Dobbiamo creare catene più corte, pur riconoscendo il ruolo del distributore, pensare a internet, ad un dialogo diretto con il consumatore. Mi fa arrabbiare, quando vedo una bottiglia di Barbera venduta a 6-7 euro, che è il prezzo giusto, pensare che il contadino ha preso solo 30 centesimi al chilo di uva.
Accorciare la filiera vuol dire essere giusti, avere rispetto". Ma come far capire anche ai nostri politici che tutto, in Italia, parte dall’agricoltura, dal turismo, e dalla loro sinergia? "Semplice: cambiandoli".

Fonte: www.winenews.it

mercoledì 19 settembre 2012

NEWS: IL RITORNO DELLA "GAVETTA" PER LA PAUSA PRANZO

"Gavetta" in ufficio, spesa sotto casa e cibo "fai da te". Ecco come cambiano le abitudini gastronomiche degli italiani in tempo di crisi. Lo dice l’ultimo rapporto Coldiretti/Censis "Crisi: vivere insieme, vivere meglio", che ha svelato come gli italiani tornino alle vecchie tradizioni per contenere i costi.
E, così, 7,7 milioni portano la "gavetta" per il pranzo in ufficio per risparmiare, ma anche per essere sicuri della qualità del pranzo o semplicemente perché si preferisce ricordare sapori e profumi casalinghi nella pausa dal lavoro.
L’85% degli italiani, poi, a sorpresa, continua a fare la spesa alimentare quotidiana sottocasa, in negozietti che, anche se più costosi, aiutano a costruire rapporti umani che, per molti, sono più importanti del conto economico.
Con la crisi, per il rapporto, gli italiani riscoprono il piacere di stare a casa e di preparare gustosi menu per parenti e amici, soprattutto nei giorni festivi durante i quali il tempo che si spende davanti ai fornelli è di oltre un’ora.
Anche perché il cibo, a quanto pare, nel Belpaese è l’elemento che unisce di più, esaltando le differenze: per il 57% degli italiani la distintività del proprio territorio si trova proprio nel cibo e nel vino.

Fonte: winenews.it

martedì 18 settembre 2012

NEWS: GREEN ECONOMY DEL VINO, E' L'ORA DELLA "FASE 2"

"Magis", "SoStain", "Itaca", "Carbon footprint", "Montefalco Green Revolution": sono solo alcuni dei nomi dei progetti e dei protocolli di sostenibilità che alcune cantine italiane, insieme al mondo della ricerca e a diverse Università, stanno portando avanti, da anni, nell’ottica di una produzione vinicola più sostenibile per l’ambiente, ma anche per l’economia, per il territorio e per il sociale nel suo complesso.
Ma ora è arrivato il momento di passare alla "fase 2" della "Green Economy" vinicola: mettere insieme le esperienze e creare un concept unico (pur continuando a sviluppare i singoli percorsi che, per loro natura, saranno per sempre "work in progress") che identifichi sempre di più, specialmente all’estero, l’Italia come "produttore sostenibile" di vino.
Senza cadere nel rischio di identificare sostenibilità (solo) con "biologico", "biodinamico" e così via. Ecco il messaggio che arriva da "Enologica 33", a Montefalco, patria del Sagrantino. "Ogni esperienza ha sviluppato determinati processi e prodotti - spiega il professor Leonardo Valenti, dell’Università di Milano - ora bisogna prenderli e discuterli in funzione di una situazione italiana, ed usarli per promuovere la viticoltura della "Green Economy" italiana nel mondo.
Che ha un senso e un significato nel momento stesso in cui non si fa un discorso di personalismi, per cui bisogna mettersi tutti in torno un tavolo, ognuno con le proprie esperienze per cercare un "modus vivendi" italiano che vada nella direzione della "Green Economy", e che porti dei risultati come pubblicizzazione di quello che l’Italia sta facendo verso i mercati internazionali".
Anche perché i valori etici e ambientali, che devono essere perseguiti e coltivati prima della loro ricaduta economica, sono, in ogni caso, anche sempre più richiesti dai consumatori, soprattutto all’estero, al punto che, talvolta, "l’eticità" e la "sostenibilità" di un prodotto sono quasi importanti quanto la sua qualità intrinseca.
E "Green Economy", ha sottolineato il direttore di "Libero Gusto" Carlo Cambi, è essenzialmente "costruire un ambiente che è economico, etico, culturale, e compatibile con la dimensione alta dell’uomo". E non c’è niente di meglio del vino per ispirare tutto questo.

venerdì 14 settembre 2012

NEWS: TARTUFI, INIZIA LA RACCOLTA

Se l’agricoltura piange miseria con la siccità che ha dato un duro colpo alle colture italiane, l’arrivo dell’autunno sembra invece sorridere ai tartufai.
Dopo un’estate rovente, infatti, le prime piogge autunnali fanno sperare gli addetti ai lavori per una buona stagione sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. Stagione che si apre domani con il periodo di raccolta del prezioso Tartufo Bianco d’Alba, in mostra dal 6 ottobre con il tradizionale appuntamento con la "Fiera internazionale del Tartufo Bianco".